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Per riflettere e discutere.

 1.     Il  Dio "orologiaio" e la conservazione dell'energia. Nella
  polemica  di  Leibniz  contro  il  meccanicismo  ricorre   spesso
  l'immagine  dell'universo  come  orologio,  o  come  insieme   di
  orologi;  tra  il  1715 e il 1717 si sviluppa  un  carteggio  tra
  Leibniz  e  Samuel  Clarke, un teologo inglese sostenitore  della
  fisica newtoniana. Nello scritto di Leibniz che apre il confronto
  si  legge: "Newton e i suoi seguaci hanno un'idea molto  ridicola
  dell'opera  di Dio. Secondo loro, Dio ha bisogno di  caricare  di
  tanto  in  tanto  il suo orologio, che altrimenti  cesserebbe  di
  agire.  Egli  non ha avuto tanto accorgimento da  imprimergli  un
  moto  perpetuo. Inoltre la macchina di Dio , secondo loro,  cos
  imperfetta  che Dio  costretto, di tempo in tempo,  a  ripulirla
  con un lavoro straordinario, ed anche ad aggiustarla, come fa  un
  orologiaio  con  la sua opera; ma un operaio  un artefice  tanto
  pi  inesperto  quanto pi spesso  obbligato a  ritoccarla  e  a
  correggerla.  Secondo  la mia opinione,  vi  persiste  sempre  la
  medesima forza e la stessa energia, che solo passa di materia  in
  materia,  conforme alle leggi della natura ed all'ordine perfetto
  che  vi  fu  prestabilito" (Carteggio Leibniz-Clarke,  in  G.  W.
  Leibniz,  Scritti filosofici, citato, volume primo, pagina  300).
  In  queste  parole,  scritte al termine della sua  vita,  Leibniz
  sembra  usare,  contro  i  newtoniani,  concezioni  tipiche   del
  cartesianesimo  (Dio che imprime all'universo un moto  perpetuo),
  ma  emergono  anche  elementi caratteristici della  sua  polemica
  giovanile contro Descartes: quali sono questi elementi e in quali
  termini Leibniz sviluppa la sua critica alla fisica cartesiana?

 2.    Leibniz e la fisica e la metafisica di Descartes. La critica
  di  Leibniz  alla  filosofia cartesiana non si  basa  solo  sulla
  concezione  del  moto, ma investe le stesse basi metafisiche  del
  pensiero  di  Descartes.  Quali sono i  limiti  che  il  filosofo
  tedesco  vede  nella concezione cartesiana di  sostanza?  In  che
  modo, scontento di Aristotele e dei cartesiani, Leibniz cerca  di
  mediarne le posizioni?

 3.     Leibniz,  Descartes e Spinoza. Perch, pur  muovendo  dalla
  stessa  esigenza di Spinoza, cio dalla volont  di  superare  il
  "dualismo   cartesiano",  Leibniz  non  condivide  la   soluzione
  proposta dal filosofo olandese?

 4.     La  centralit dell'individuo. Descartes e Leibniz  pongono
  l'accento  sulla centralit dell'io. Attraverso quali percorsi  i
  due  filosofi giungono ad affermare questa centralit? Quali sono
  gli  elementi che differenziano il soggetto cartesiano da  quello
  di Leibniz?

 5.     La monade. A partire dal 1695 Leibniz definisce la sostanza
  individuale come monade. In che termini ne aveva parlato fino  ad
  allora?  Quali  sono le caratteristiche essenziali delle  monadi?
  Perch le monadi non sono atomi? In che senso Leibniz parla delle
  monadi come di atomi?


p 246 .

 6.     Luce  e  tenebre.  L'attivit  della  monade  consiste  nel
  passaggio   dall'oscurit  (la  percezione  confusa)  alla   luce
  (l'appercezione): visto che le monadi sono "senza  finestre",  da
  dove proviene la luce?

 7.     Spirito  e  materia. L'immagine della luce e  dell'oscurit
  chiarisce,  nella  filosofia di Leibniz, anche  il  rapporto  fra
  spirito  e  materia: in che termini si realizza questo  rapporto?
  L'ombra,  l'assenza  di luce, era servita  anche  a  Plotino  per
  indicare  la  regione dell'Essere occupata dalla  materia:  quali
  riferimenti si possono trovare in Leibniz al pensiero platonico e
  neoplatonico?  Si  tratta  solo di  richiami  alla  teoria  della
  conoscenza,  oppure  si possono individuare  anche  analogie  per
  quanto riguarda la struttura del reale?

 8.     L'appercezione. La conoscenza, per Leibniz, coincide con la
  percezione  consapevole (appercezione) all'interno della  monade.
  Quali  sono  i  motivi  che spingono il filosofo  tedesco  a  una
  critica puntuale della teoria della conoscenza di Locke?

 9.     L'innatismo  virtuale. E' stato detto che con  l'"innatismo
  virtuale"  Leibniz tenta di conciliare la teoria della conoscenza
  di  Descartes  con  quella di Locke, ma il  risultato  non    la
  semplice  sintesi di elementi presi da opposte concezioni:  quali
  sono gli elementi dell'"innatismo virtuale" che rendono quella di
  Leibniz  una teoria della conoscenza originale e suscettibile  di
  futuri sviluppi?

10.  Leibniz  e  la  scienza  moderna. H.-G.  Gadamer  ha  scritto:
  "Nell'entusiasmo  vincente della nuova scienza  della  natura  si
  cerc  di spingere quanto pi possibile avanti quell'ideale della
  manipolazione, della spiegazione meccanica dell'essente.  Secondo
  Descartes  anche  gli animali erano semplici  macchine,  e  dallo
  spirito  cartesiano  nacquero anche coloro che  nella  successiva
  filosofia  dell'Illuminismo tentarono di descrivere anche  l'uomo
  come una semplice macchina, come una sorta di automa. Di fronte a
  questa  entusiastica unilateralit del nuovo pensiero scientifico
  meccanicistico,  si  pose il compito di stabilire  i  confini  di
  questo pensiero e di conciliare l'unit della coscienza del mondo
  con   questa  conoscenza  scientifica.  Questa    la  situazione
  problematica  che  Leibniz  si trov dinanzi  e  che  non  poteva
  evitare"  (in  "aut  aut", citato, pagine 11-12).  Come  affront
  Leibniz  questa situazione? Su che cosa incentr il suo tentativo
  di   conciliazione   fra  coscienza  del   mondo   e   conoscenza
  scientifica?

11.    L'Essere   perfettissimo   esiste.   Leibniz       convinto
  dell'esistenza    di   Dio,   Essere   infinitamente    sapiente,
  infinitamente  saggio  e  infinitamente buono.  Egli  integra  la
  dimostrazione dell'esistenza di Dio fatta da Descartes e ne fa il
  centro  del suo sistema filosofico. Pur facendo esplicitamente  e
  continuamente  riferimento al cristianesimo, Leibniz  attribuisce
  al  suo Dio caratteristiche originali rispetto alla tradizione  e
  alla  riflessione  filosofica  a lui  contemporanea:  quali  sono
  queste caratteristiche?

12.  Una  "ipotesi artificiale e temeraria". H.-G. Gadamer sostiene
  (opera  citata, pagine 13-14) che quella leibniziana di Dio  come
  "monade  delle monadi", autore dell'armonia prestabilita,    una
  "ipotesi  artificiale e temeraria e, dobbiamo  ammetterlo,  molto
  presto  superata dal punto di vista scientifico".  Eppure,  tolta
  questa  ipotesi, dal sistema leibniziano, privo di  centro  e  di
  fondamento,   emergono   molte  indicazioni   profonde   per   la
  riflessione   filosofica  successiva,  fino  ai  nostri   giorni.
  Partendo  dalle  seguenti  parole,  frequentemente  usate   dalla
  cultura   e  dalla  sensibilit  dei  nostri  giorni,  cerca   di
  individuarne il legame con la filosofia di Leibniz o  addirittura
  le   loro   radici  in  essa:  dinamismo,  forza,  autocoscienza,
  inconscio-conscio, individualismo, relativismo, prospettiva.

     La contingenza dell'universo. Al di l delle facili critiche e
     dell'altrettanto facile ironia che 

p 247 .

  possibile fare su questo nostro mondo come "il migliore dei mondi
  possibili",  resta  fondamentale che questo  nostro  universo,  e
  tutte  le cose che vi accadono, sono solo possibili, e potrebbero
  anche  non accadere. In che misura questa convinzione di  Leibniz
  pu essere accettata sul piano della scienza, oltre che su quello
  della  filosofia? Quali problemi pone alla scienza moderna? Quali
  limiti ne evidenzia?

14. La "ragion sufficiente". Leibniz polemizza con Locke che poneva
  limiti all'intelletto umano e sosteneva che non si pu conoscere
  la sostanza. Gran parte del lavoro filosofico di Leibniz si
  svolge proprio intorno al concetto di sostanza. Eppure,
  introducendo l'idea di "ragion sufficiente", egli torna a
  riproporci il problema dei limiti della nostra ragione. In quali
  termini Leibniz affronta questo problema e quali prospettive di
  soluzione offre?
